Brexit: impatto limitato sull’acciaio italiano

L’analisi del Centro Studi Siderweb sul commercio estero britannico

Quali potrebbero essere le conseguenze per l’interscambio commerciale fra l’UE e Regno Unito derivate dall’uscita di quest’ultima dall’Unione Europea? Dare una risposta complessiva a questa domanda è al momento difficile, in quanto gli effetti dipenderanno dagli esiti dei processi di revisione dei trattati che saranno lunghi e complessi. Ovviamente, nel corso della revisione dei trattati, il Regno Unito cercherà di sfruttare la meglio la nuova posizione negoziale, ma al contempo è altrettanto evidente che la Gran Bretagna ha bisogno di mantenere nei rapporti commerciali con l’UE un livello di apertura tale da non compromettere le prospettive delle proprie imprese. Pertanto, è plausibile che, per quanto riguarda specificatamente il quadro degli accordi che regolano i rapporti commerciali, l’uscita del Regno Unito dall’UE avrà nel lungo periodo conseguenze molto meno pesanti di quanto di possa oggi immaginare.

Conseguenze nel breve periodo
Nel breve periodo, invece, è prevedibile che gli impatti maggiori sull’interscambio commerciale fra Regno Unito e UE deriveranno dalla svalutazione della sterlina. Un indebolimento superiore al 10% potrebbe dare un impulso alle esportazioni britanniche. D’altra parte potrebbero risentirne negativamente le importazioni. Va rilevato che il Regno Unito importa dai Paesi dell’Unione merci per 303 miliardi di euro e ne esporta soltanto 184, con uno sbilancio quindi negativo di 119 miliardi di euro. I Paesi comunitari che esportano maggiormente nel Regno Unito sono: la Germania con 84 miliardi di euro, pari al 28% del totale dell’export dell’UE verso il Regno Unito e al 7% dell’export complessivo tedesco; l’Olanda con 43 miliardi di euro, pari al 14% dell’export totale dell’UE verso il Regno Unito e all’8,3% dell’export complessivo olandese; la Francia con 33 miliardi di euro, pari all’11% dell’export totale dell’UE verso il Regno Unito e al 7,8% dell’export complessivo francese; il Belgio con 28 miliardi di euro, pari al 9,4% dell’export totale dell’UE verso il Regno Unito e al 7,8% dell’export complessivo belga; l’Italia con 22 miliardi di euro, pari al 7,2% dell’export totale dell’UE verso il Regno Unito e al 5,2% dell’export complessivo italiano. Il nostro Paese è quindi tra quelli con l’incidenza più bassa delle importazioni britanniche sulle proprie esportazioni, e quindi meno esposto di altri agli effetti della Brexit. Il Paese che potrebbe subire i maggiori contraccolpi è l’Irlanda, le cui esportazioni nel Regno Unito pesano per il 15% sull’export totale; tuttavia l’Irlanda dipende dal Regno Unito per ben il 34% per quanto riguarda le importazioni. E quindi potrebbe beneficiare ampiamente della svalutazione della sterlina.

Acciaio & Brexit
Relativamente al settore siderurgico, la Brexit avrà verosimilmente impatti non rilevanti sui produttori di acciaio dei Paesi comunitari, in quanto il Regno Unito consuma poco acciaio a causa di una ridotta base manifatturiera. Infatti, le importazioni di acciaio del Regno Unito dall’UE ammontano complessivamente a 4,6 milioni di tonnellate, pari al 3,1% delle esportazioni totali di acciaio dell’UE. Il primo paese comunitario esportatore di acciaio nel Regno Unito è la Germania, con poco più di 1 milione di tonnellate, pari al 23% delle esportazioni d’acciaio dell’UE verso il Regno Unito e al 4% delle esportazioni di acciaio tedesche. Seguono la Spagna con 710 mila tonnellate (15% sul totale export UE di acciaio e 7,2% delle esportazioni totali di acciaio spagnole), il Belgio con 623 mila tonnellate (13,5% sul totale export Ue di acciaio e 3,9% delle esportazioni totali di acciaio belghe), l’Olanda con 594 mila tonnellate (13% sul totale export UE di acciaio e 5% delle esportazioni totali di acciaio olandesi), la Francia con 473 mila tonnellate (10,3% sul totale export UE di acciaio e 3,2% delle esportazioni totali di acciaio francesi), l’Italia con 299 mila tonnellate (6,5% sul totale export UE di acciaio e all’1,8% delle esportazioni totali di acciaio italiane).
Con riguardo ai prodotti siderurgici, l’interscambio commerciale tra Italia e Regno Unito è quindi modesto, considerando che le esportazioni oltremanica pesano soltanto per il 2,2% sui prodotti siderurgici in senso stretto, per il 2,9% rispettivamente sui tubi e sui prodotti di prima trasformazione. Guardando alle importazioni il peso del regno Unito risulta ancora più irrilevante: 1,1% le importazioni di prodotti siderurgici in senso stretto, 2,9% quelle di tubi e 2,1% le importazioni di prodotti siderurgici di prima trasformazione.

Stefano Ferrari

(Pubblicato su Siderweb il 27/6/2016)