La “Serenissima” a Milano – Fatti e antefatti di un edificio in acciaio (Costruzioni Metalliche, n. 1/2022)

Alessandra Tosone, Matteo Abita, Danilo Di Donato, Renato Morganti
Dipartimento di Ingegneria Civile Edile-Architettura e Ambientale, Università degli Studi dell’Aquila

All’inizio degli anni Sessanta lo studio di Eugenio ed Ermenegildo Soncini progetta un edificio per uffici e abitazioni collocato in Via Turati, arteria urbana del centro di Milano che vive una stagione di profondo rinnovamento formale. Nel Palazzo, all’avanguardia per organizzazione funzionale e scelte costruttive, la struttura metallica risponde all’esigenza di flessibilità dello spazio interno, attraverso l’adozione di telai a campata unica e ne definisce l’immagine: una facciata caratterizzata da pilastri binati e superfici di vetro rintraccia diverse relazioni con il contesto urbano. Il recente intervento di riqualificazione dello studio Park con la società di ingegneria General Planning, mosso dalla necessità di adeguamento tecnologico, assicura il raggiungimento degli standard contemporanei di sostenibilità e ne rilegge in modo coerente i caratteri distintivi, riconoscendone il valore di testimonianza. Il contributo intende riannodare la storia dell’edificio evidenziando come la sperimentazione della costruzione prima e del recupero poi, restino strettamente legate alla sua natura metallica che, duttile, risponde al costante mutamento dei parametri di complessità.

1 I fratelli Soncini nella costruzione della “gran” Milano
Milano, da sempre città produttiva e mercantile, nel corso del Novecento assurge a centro di riferimento dello sviluppo economico del Paese seguendo dinamiche contraddistinte da tre fasi fondamentali relative alla sua crescita in ambito finanziario, industriale ed economico-demografico. Alla prima fase risale il primato milanese nella gestione dei flussi finanziari della sua Borsa Valori a discapito di quella di Genova, la più importante del Regno fino a poco prima della Grande Guerra, cui segue negli anni Venti un’ulteriore crescita operata nella nuova sede di Piazza degli Affari, non a caso realizzata a pochi passi dal Duomo [2]. Alla seconda corrisponde la sua posizione di rilevo acquisita nel periodo post-bellico all’interno del cosiddetto “triangolo industriale”, il primo in Italia, che attiva la concentrazione nella città meneghina dei centri amministrativi e di rappresentanza delle aziende la cui attività produttiva era collocata in quell’area geografica [3]. Nella terza fase che ha l’avvio a partire dalla metà degli anni Settanta, la città si consolida quale crocevia di due delle principali dorsali europee, definite dagli studiosi del settore “blue banana” o “gold banana o Sunbelt” [4].
Queste dinamiche hanno ripercussioni evidenti sull’architettura e concorrono all’attivazione di interventi che nel corso del Novecento “ne mutano profondamente e in modo contraddittorio l’immagine” e vedono in campo un buon numero di professionisti che si specializzano nella progettazione di edifici per il terziario e per l’industria [5]. Tra questi i fratelli Eugenio ed Ermenegildo Soncini che, insieme a Piero Portaluppi, Giò Ponti, Franco Albini, Ignazio Gardella, BBPR, Marco Zanuso, Guido Canella – solo per citarne alcuni – concorrono a plasmare il volto della città tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Anche se meno celebrati dalle cronache, i Soncini operarono quasi esclusivamente nel capoluogo lombardo.[…]

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