Ing. Riccardo De Col
Vicepresidente CTA 2025-2026
Ing. Alberto Vintani
Direttore della rivista Costruzioni Metalliche 2000-2015
L’occasione del 30esimo Congresso del CTA a Roma è un buon motivo per ripercorrere il cammino della nostra Associazione, arrivata al traguardo dei sessant’anni, ed anche quello della nostra rivista Costruzioni Metalliche (CM), che si avvicina al compimento degli ottant’anni di presenza sui tavoli dei nostri uffici.
Nel secondo dopoguerra, attorno a CM si formò un gruppo di appassionati dell’acciaio che costituì il nucleo fondatore del futuro Collegio dei Tecnici dell’Acciaio. Nomi che hanno accompagnato la nostra generazione, e che ora, forse, trascorsi così tanti anni, non dicono molto ai giovani che lavorano nel nostro settore. A loro chiediamo scusa se faremo una ricostruzione che parte da così lontano, se citerò persone che non hanno conosciuto e neanche studiato sui loro testi, ma ci sembra utile far conoscere i grandi sforzi fatti per uscire da una situazione catastrofica, di distruzione totale di un Paese alla fine della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare ai nostri tempi che sembrano ormai filare verso un destino comandato da software tanto potenti da potersi sostituire al modo di agire degli uomini. Per altri lettori di CM potrà essere un utile insieme di ricordi e situazioni che hanno visto passare nella propria vita professionale. Gran parte di questa rievocazione è dovuta ad Alberto Vintani, progettista di strutture in acciaio, socio del CTA dal 1967, presidente dell’Associazione nel biennio 1988-1990 e Direttore della nostra rivista dal 2000 al 2015.
Si inizia dalla conclusione del secondo devastante conflitto mondiale, che ha distrutto gran parte delle industrie dislocate in Europa (escluse Svizzera e Spagna che non erano entrate, per motivi diversi, nella contesa); si trattava di rimettere tutto in piedi: un popolo ed una nazione. L’Italia, poi, doveva recuperare il gap che, nel settore delle costruzioni metalliche, l’aveva isolata nel ventennio1920-1940 dal resto del mondo industrializzato. Nonostante tutto, nonostante le distruzioni e la perdita abnorme di persone, di case ed infrastrutture, c’era una voglia di ricostruire tutto ciò che era stato distrutto, c’era un desiderio di una nuova vita, di recuperare il tempo perso.
Così, nel giro di qualche anno, ricominciarono i lavori, i contatti tra i vari mondi: quello delle industrie e delle imprese di costruzione, quello delle Università e quello dei tecnici e operatori. Una nuova voglia di collaborare e scambiarsi le esperienze, di ricostruire le Associazioni tecniche e scientifiche. Ognuno portava il proprio contributo. C’era tanto da fare e servivano braccia che costruissero, gente che sapesse progettare ed anche qualcuno che mettesse a disposizione un po’ di denaro per dare case e lavoro a molte persone. E così il mondo dell’acciaio timidamente si affacciò nel settore delle costruzioni. La normativa italiana sulle costruzioni in acciaio era praticamente inesistente, ad eccezione di alcune norme relative alle strutture ferroviarie emanate dal governo e da raccomandazioni e specifiche interne delle Ferrovie dello Stato (ad es. Regio Decreto 9 maggio 1912, n. 1447 – Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge per le ferrovie concesse all’industria privata, le tranvie a trazione meccanica e gli automobili; Regio Decreto (Decreto Ministeriale) 6 maggio 1916 – Norme tecniche riguardanti le opere metalliche che interessano le Ferrovie Pubbliche). […]
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