Arch. PhD. Serena Giorgi
Politecnico di Milano, Department of Architecture, Built environment and Construction engineering (DABC), Milano, Italia

Il progetto LAB42 rappresenta un interessante caso studio nell’ambito delle strategie di adattabilità, circolarità e sostenibilità in architettura. L’attenzione al contenimento delle risorse e delle emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio, il riuso di materiali e l’applicazione di Material Passport sono aspetti che contribuiscono ad aumentare il profilo di sostenibilità dell’edificio, concepito come un organismo multifunzionale, smontabile e flessibile, capace di adattarsi nel tempo per rispondere alle esigenze in continua evoluzione degli utenti.

INTEGRAZIONE CON IL CONTESTO
“Knowledge is shared, collaboration is stimulated and innovation is nurtured”, recita lo slogan dell’edificio LAB42, effettivamente progettato per creare sinergie tra i suoi utenti.
Il progetto si è posto, infatti, l’obiettivo di utilizzare spazi accoglienti per stimolare la condivisione di conoscenze e co-creazione tra ricercatori, studenti, mondo imprenditoriale e società, al fine di fornire risposte alle sfide attuali e formulare idee e visioni future nell’ambito dell’informatica e dell’intelligenza artificiale (figura 2). LAB42 è stato completato nel 2022 su progetto dello studio Benthem Crouwel Architects, ed è un hub per lo sviluppo di tecnologie avanzate dell’Università di Amsterdam.
L’edificio sorge all’interno dell’Amsterdam Science Park, distretto caratterizzato da una densa rete di centri di ricerca e poli tecnologici, ed è stato concepito per agire come un nodo di connessione centrale tra i vari poli pre-esistenti all’interno del distretto. A questo scopo, il progetto si è integrato perfettamente nel contesto e nella maglia dei percorsi ciclo-pedonali dell’Amsterdam Science Park (figura 3). Nella morfologia del piano terra, le connessioni attraversano fisicamente il volume edilizio per favorire la permeabilità e le relazioni tra gli edifici esistenti situati nel distretto.
L’Università di Amsterdam, infatti, desiderava un edificio di facoltà aperto e flessibile, luogo che stimola le persone a scambiare informazioni e permettere la nascita di idee e innovazione, integrando spazi di laboratorio, per la ricerca e di sperimentazione imprenditoriale. Gli spazi sono progettati, infatti, per fare nascere spontaneamente collaborazioni tra università e aziende, fondamentali per tradurre la ricerca in applicazioni concrete. […]

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