Dott. Ing. Elisa Faretina
Consigliere CTA
Cari Colleghi,
entrare a far parte del Consiglio Direttivo del Collegio dei Tecnici dell’Acciaio rappresenta per me un grande onore e, al tempo stesso, una responsabilità affinché all’interno dell’associazione, accanto alle altre due componenti fondamentali del settore delle costruzioni metalliche — quella accademica e quella industriale — trovi sempre maggiore considerazione anche la terza anima, altrettanto essenziale e oggi particolarmente esposta e vulnerabile: quella dei liberi professionisti.
L’ingegnere strutturista si trova infatti ad operare in un contesto profondamente mutato rispetto al passato, caratterizzato da una crescente complessità tecnica, normativa ed economica, che rende l’esercizio della professione sempre più impegnativo e, per certi versi, instabile. Ritengo quindi utile avviare una riflessione sulle principali difficoltà che oggi accompagnano l’attività quotidiana del professionista.
Il primo ambito critico è quello tecnico-normativo. Le norme che regolano la progettazione e la realizzazione delle strutture sono sempre più articolate, in continua evoluzione e talvolta caratterizzate da procedure applicative che rischiano di far perdere di vista il significato ingegneristico delle verifiche, trasformando l’attività progettuale in un esercizio prevalentemente procedurale. Analoghe difficoltà emergono nell’ambito della direzione lavori, in particolare per quanto riguarda i controlli in cantiere e l’accettazione dei materiali: il professionista si trova spesso ad affrontare casistiche non pienamente normate o suscettibili di interpretazioni differenti, con la conseguenza di operare in una condizione di incertezza, pur dovendo garantire la sicurezza dell’opera e tutelare il proprio operato nell’interesse del committente.
A queste criticità si aggiungono i condizionamenti imposti dagli altri attori del processo edilizio. La committenza manifesta richieste sempre più stringenti, sia in termini di tempi di consegna sia di prestazioni professionali. L’introduzione di nuovi strumenti e metodologie — come il BIM negli appalti pubblici — ha rappresentato senza dubbio un’opportunità di evoluzione del settore, ma ha comportato al contempo un significativo aumento delle competenze richieste, spesso non accompagnato da un adeguato riconoscimento economico o temporale. La pretesa di svolgere prestazioni sempre più complesse in tempi sempre più ridotti è ormai una costante con cui il professionista deve confrontarsi quotidianamente.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dallo svilimento progressivo della figura dello strutturista, il cui valore intellettuale non viene più riconosciuto come in passato. A questo fenomeno contribuisce l’applicazione di tariffe professionali ormai obsolete — ferme al 2016, quando rispettate — e, talvolta, una competizione al ribasso tra colleghi che finisce per impoverire l’immagine stessa della professione. In parallelo, la crescente diffusione di strumenti informatici in grado di fornire risposte rapide e automatizzate rischia di penalizzare l’approfondimento critico, l’analisi consapevole e la responsabilità tecnica che dovrebbero invece rimanere al centro dell’attività dell’ingegnere.
In questo scenario, il professionista si trova sottoposto a pressioni (multiassiali!) e deve, come un giocoliere, mantenere un equilibrio delicatissimo: da un lato la necessità di rispondere alle richieste della committenza e del mercato, dall’altro l’obbligo — etico e professionale — di tutelare la sicurezza, operare nel rispetto delle norme e mantenere un profilo intellettuale integerrimo.
È evidente quindi come il ruolo del professionista sia oggi sempre più compresso tra aspettative elevate, tempi di consegna estremamente ridotti e un quadro normativo complesso, mutevole e talvolta carente di indicazioni operative. In un contesto in cui le richieste tecniche si fanno sempre più sfidanti mentre il tempo per entrare nel merito delle problematiche progettuali si riduce drasticamente, il professionista è chiamato a operare in un quadro operativo instabile e incerto.
Le difficoltà sono molte, ma soffermarsi esclusivamente sui problemi non aiuta a costruire soluzioni. Le avversità non sono mai inutili: rappresentano piuttosto il punto di partenza, la sfida da affrontare. Virtus in arduis: è proprio nei contesti più complessi che competenza, responsabilità e giudizio devono trovare la loro piena espressione.
E allora, che fare per non smarrire il senso e il valore della professione?
In primo luogo, è fondamentale fare corporazione, anche attraverso associazioni come il CTA, affinché il ruolo dell’ingegnere venga riconosciuto e valorizzato nel suo impegno intellettuale. In questo senso, l’attività di networking del Collegio è preziosa: il confronto continuo tra i soci, insieme alle iniziative formative e divulgative promosse, favorisce un arricchimento personale e culturale che rappresenta una risorsa imprescindibile per la crescita professionale, anche grazie ai collegamenti con i comitati tecnici e i gruppi di lavoro per la redazione delle norme in ambito europeo.
All’interno dell’associazione si respira oggi un vento di rinnovamento, frutto dell’incontro tra l’esperienza di chi ha contribuito attivamente in passato — e il cui apporto è oggi più che mai essenziale — e l’energia dei nuovi ingressi.
Le attività della rivista Costruzioni Metalliche, così come i corsi di formazione e i quaderni tecnici promossi dal CTA, svolgono da sempre un ruolo importante nel supportare i liberi professionisti offrendo, attraverso la divulgazione, strumenti concreti per affrontare le sfide della progettazione e della direzione lavori nel settore delle costruzioni metalliche.
È in questa direzione che intendo orientare la mia esperienza all’interno dell’associazione: promuovere approfondimenti tecnici, anche in collaborazione con gli Ordini Professionali, capaci di stimolare il dialogo attivo tra colleghi e favorire la diffusione di metodologie operative e casi pratici, pensati per colmare le lacune normative o chiarire situazioni poco definite.
Da questa prospettiva nascono iniziative concrete come le “Pillole di buona tecnica”, recentemente avviate sulla rivista Costruzioni Metalliche: brevi contributi mirati a fornire indicazioni pratiche e strumenti immediatamente applicabili ai problemi ricorrenti della progettazione e della direzione lavori, valorizzando l’esperienza e il sapere maturato sul campo da colleghi specialisti.
L’invito rivolto a tutti i soci professionisti è quello di partecipare sempre più attivamente alla vita del Collegio e ai Congressi che costituiscono momenti di confronto vis à vis dai quali possono scaturire dibattiti e temi meritevoli di approfondimento. Solo così le nostre pubblicazioni e iniziative potranno rispondere in modo sempre più puntuale alle esigenze reali della professione.
L’impegno è quello di trasformare le sfide quotidiane in opportunità di crescita, fornendo strumenti concreti che consentano al libero professionista di operare con maggiore sicurezza, consapevolezza e competenza, rafforzando il confronto tra colleghi e la partecipazione attiva al CTA, che da sempre si configura come punto di riferimento per l’intero settore delle costruzioni metalliche.