L’evento organizzato dal CTA in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia ha saputo coniugare rigore scientifico e applicabilità operativa. Al centro della giornata, i casi reali: l’isolamento sismico del ponte sul Colvera e la realizzazione della Torre CPC di Modena protetta mediante dissipazione supplementare di energia.
A cura di Elisa Faretina e Leonardo Bandini
Lo scorso 29 aprile, presso l’Auditorium dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia, si è svolto un seminario dedicato alle tecnologie di protezione sismica avanzata: “Isolamento sismico e dissipazione supplementare di energia — Tecnologie avanzate per il controllo della risposta dinamica delle strutture”. L’iniziativa, organizzata dal Collegio dei Tecnici dell’Acciaio (CTA) in collaborazione con la Commissione Strutture dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, ha registrato una partecipazione numerosa, a testimonianza della crescente attenzione della comunità tecnica verso questi metodi di controllo della risposta dinamica e sismica delle strutture.
Il seminario si è proposto di fornire ai progettisti un inquadramento aggiornato dei principi, delle potenzialità e dei criteri di progettazione delle strutture dotate di tali sistemi di protezione sismica. Tecnologie che sono oggi sempre più diffuse nella pratica ingegneristica per la mitigazione del rischio sismico, sia nella progettazione di nuove opere sia come interventi su strutture esistenti. Attraverso un approccio tecnico, applicativo e numerico sono stati illustrati i fondamenti delle tecnologie avanzate per il controllo della risposta dinamica, con particolare attenzione al loro impiego nella progettazione di edifici e infrastrutture, corredati da casi applicativi e realizzazioni significative a supporto.
Relatore della giornata è stato l’ing. Leonardo Bandini, ingegnere civile strutturista, da oltre vent’anni in CSi Italia e socio dello studio di progettazione Brunetta Bandini. Consigliere del CTA e membro della Commissione Strutture di GLIS/ANTEL, l’ing. Bandini ha portato un contributo maturato su entrambi i fronti: da un lato la modellazione avanzata con software FEM, dall’altro la progettazione e la verifica di strutture sismicamente protette. Questa doppia esperienza, numerica e progettuale, ha consentito di affrontare il tema non solo dal punto di vista teorico, ma anche con attenzione alle scelte che il progettista deve compiere nel lavoro quotidiano.
Il programma ha preso in esame i principali sistemi di protezione passiva: appoggi elastomerici, sia HDRB sia LRB, isolatori attritivi a pendolo, dissipatori fluido-viscosi e dispositivi ad isteresi metallica, tra cui controventi BRB e dispositivi ADAS. Per ciascuna tipologia sono stati richiamati il comportamento fisico, la legge costitutiva e le modalità di rappresentazione nel modello di calcolo. Particolare attenzione è stata dedicata alla differenza tra modellazioni semplificate e modellazioni non lineari, e alle conseguenze che queste scelte hanno sui risultati dell’analisi e sulle verifiche. Il tutto con continui riferimenti al quadro normativo, in particolare alle NTC 2018 e all’Eurocodice 8.
I casi applicativi: quando la formula incontra il cantiere
Nel pomeriggio sono stati presentati due casi applicativi: un’infrastruttura protetta mediante isolamento sismico e un edificio multipiano per uffici, a struttura metallica, dotato di dissipatori fluido-viscosi. I due esempi hanno permesso di seguire il percorso progettuale in modo concreto: dal predimensionamento iniziale alla scelta dei dispositivi, dalle verifiche manuali di controllo fino alla modellazione FEM e all’interpretazione dei risultati.
Si è trattato di opere reali, non di esempi costruiti appositamente per la didattica. Questo aspetto ha dato particolare efficacia alla trattazione, perché ha consentito di mostrare anche le inevitabili specificità del progetto: vincoli geometrici, requisiti prestazionali, scelta dei dispositivi disponibili a catalogo, compatibilità con la struttura principale e controllo della risposta globale.
È proprio in questo passaggio, “dalla formulazione al progetto”, che il seminario ha espresso il suo contenuto più utile. Le relazioni teoriche e i modelli costitutivi sono necessari, ma diventano davvero strumenti di lavoro quando permettono di scegliere un dispositivo, verificarne il comportamento, inserirlo correttamente nel modello numerico e valutarne gli effetti sulla risposta della struttura. In questo senso, i casi presentati hanno mostrato come calcolo manuale e modello FEM non siano strumenti alternativi, ma livelli diversi dello stesso processo di controllo.
La progettazione di strutture sismicamente protette richiede ancora, nella pratica professionale, una familiarità non sempre uniforme con i metodi di analisi e con la modellazione dei dispositivi. Per questo iniziative come quella organizzata a Verona hanno un valore concreto: aiutano a ridurre la distanza tra norma, teoria e applicazione, mostrando una procedura di lavoro completa e non soltanto i suoi risultati finali.
Il seminario si è protratto oltre l’orario previsto, a seguito delle numerose domande rivolte dai partecipanti al relatore. È stato un segnale evidente dell’interesse suscitato dal tema e, più in generale, della necessità di continuare a proporre momenti di formazione tecnica su argomenti che hanno ricadute dirette sulle procedure da seguire nel progetto strutturale.
Consolidare questa cultura progettuale, in collaborazione con gli Ordini Professionali e attraverso la formazione continua, è uno degli obiettivi che il CTA porta avanti con continuità.
Il materiale condiviso con i partecipanti nella giornata del seminario può essere scaricato cliccando qui.